Dalla nascita al 1964

Gigliola Cinquetti nasce a Verona il 20 dicembre del 1947...
Ma perché non lasciamo che sia Lei stessa a raccontarci la sua vita ? Almeno fino a qualche mese dopo la notte dell'1 febbraio 1964, in cui il firmamento della canzone italiana e internazionale acquista una nuova stella! Il racconto che vi proponiamo è quello fatto da Gigliola e pubblicato da "ALBI BOLERO FILM" nell'agosto del 1964... leggiamolo:
"Sono nata nel dicembre del 1947 a Verona in una palazzina di via Pascetti 1.
Vi presento la mia famiglia: mio padre Luigi, disegnatore edile, la mamma Sara, specialista in torte di mele... e mia sorella Robbi (Rosabianca più grande di venti mesi), compagna inseparabile di giochi e di studi. Avevo sei mesi e la mamma afferma che ero molto allegra….di giorno, di notte invece la mia inclinazione verso il canto già si rivelava imperiosa e i miei strilli la tenevano sveglia per un bel po'…
Sono stata sempre un po' ribelle da piccola…a quell'epoca la mia preoccupazione maggiore era che le mie bambole non prendessero freddo, anche in piena estate le coprivo letteralmente di lana, poi le prendevo tutte e le mettevo a letto accanto a me. So che dovevo provvedere anche alle bambole di Robbi, perché Lei non se ne curava troppo!
Passavamo le nostre vacanze estive a Cerro, un piccolo paese di mille abitanti che ancora adesso (sta parlando la Gigliola fresca dei trionfi di Sanremo e Copenhagen) è la nostra meta preferita, ma spesso ci recavamo anche al mare, a Bellaria o a Cesenatico.
A cinque anni feci la mia prima esperienza teatrale. Partecipai ad una rappresentazione per bambini e mi affidarono la parte della Madonna. Dovevo cullare Gesù Bambino, ma poiché era troppo pesante per me, lo sospesero al soffitto per mezzo di fili. Ma sul più bello i fili si ruppero e mi trovai a dover sostenere il peso completo sulle mie deboli braccia di bambina… ogni volta che ci ripenso ricordo il tuffo al cuore che provai allora! Tutto finì bene… la mia presenza di spirito si rivelò fin d'allora… e i primi applausi piovvero abbondanti. In quell'occasione i miei nonni mi portarono in Piazza delle Erbe a mangiare i bomboloni, che, tra parentesi, mi piacciono ancora adesso… e la nonna mi regalò un canarino che vive tutt'ora: ha la bellezza di tredici anni!
Scoperto il talento musicale, i miei genitori mi iniziarono allo studio della musica. Prendevo lezioni di pianoforte da una simpatica suora che adesso si è trasferita in America. Ricordo le lunghe ore di solfeggi ed esercizi insieme a Robbi. Una frase che ho sentito spesso nei miei riguardi: "com'è brava la nostra Gigliola" (durante le piccole rappresentazioni canore in famiglia…), la nostra…la mia... sembra che io sia un po' di tutti! E questo mi procura indubbiamente una grande gioia, perché sento intorno a me l'affetto sincero di tutti...
Vi racconterò quali erano i miei giochi preferiti da piccola. Nel giardino di casa nostra Robbi e io ci travestivamo servendoci di foglie e di tralci di edera che strappavamo dal muro, con grande disappunto dei vicini! Quando riuscivamo a farla franca il nostro gioco preferito era Giulietta e Romeo. Il nostro Romeo era purtroppo l'unico bambino della compagnia e, vi assicuro, aveva un bel daffare a tenere a bada tutte quelle Giuliette…ma a lungo andare il rampicante si fece sempre più sparuto ed i vicini, per farci star tranquilli, pensarono di affidarci un pezzetto di terra che noi trasformammo in orto. Fu veramente una bella trovata! Piantammo un po' di tutto ma la riuscita migliore la diedero le patate. Il nostro ricevimento a base di patate fritte fu un successone!
D'inverno andavamo spesso a sciare sui monti della Lessinia, ma mi piacevano di più le belle volate sulla slitta! Gli sport non sono davvero il mio forte! Ho tentato invano di divenire una provetta nuotatrice, ho fatto qualche tiro di tennis e qualche traballante corsa coi pattini a rotelle ma, sempre con risultati…poco brillanti! Al contrario, riuscivo bene nel disegno e nel canto!
Il primo ad incoraggiarmi nelle mie inclinazioni ed a convincere i miei genitori fu il commendator Gerosa, un caro amico di papà. Per merito suo iniziai a studiare sotto la guida del maestro Ravazzin e nel 1959 mi avventurai con un po' di tremarella su di un vero palcoscenico: quello del teatro Ristori di Verona. Confesso che il cuore mi batteva forte, ma per fortuna la voce mi uscì ugualmente limpida e sicura, e dopo le prime note mi rinfrancai (Gigliola vinse la gara di canto e tra i vincitori anche Dino Zimbelli, in seguito solo Dino). Tutto andò bene e da quel giorno continuai a partecipare alle rivistine promosse dalla E.N.A.L. Ma la nuova passione per il teatro non mi fece trascurare lo studio. Per studiare caricavo la sveglia alle quattro della mattina, ma gli occhi non mi si volevano mai aprire e così la ricaricavo alle cinque, poi alle sei e così via, finchè mi riducevo all'ultimo momento a dover studiare sul tram, durante il tragitto! Nonostante ciò, me la cavavo sempre benino, per fortuna mia, perché altrimenti papà non mi avrebbe permesso di continuare sulla via…della canzone! Mia sorella Robbi era spesso mia compagna sulle scene delle solite rivistine e nella mia vita queste erano le esperienze più entusiasmanti, ma le più divertenti erano le gite di fine settimana fatte in compagnia di mia sorella e dei nostri amici. La nostra meta preferita era Cerro, il paesino dove eravamo soliti andare in campagna. Lassù non ci sono ritrovi né sale da ballo ed allora ci rifugiavamo nei garages a ballare frenetici twist. Naturalmente, ad un certo punto, mi facevano cantare. Ma quello che ascoltava le mie canzoni in anteprima era sempre Michelino (un pappagallo) che gorgheggiava con le mie ultime novità. Povero Michelino! Non so proprio come abbia fatto a resistere nelle nostre mani….mi ricordo che un giorno gli abbiamo perfino tagliato le unghie, perché a nostro parere erano troppo lunghe…
Ma torniamo alla mia….carriera musicale! Un fatto che da principio mi sconcertò un poco era il silenzio del pubblico che mi accoglieva alla mia entrata in scena. Questo atteggiamento mi intimoriva perché non sapevo se era un bene o un male. Gli applausi però mi rassicurarono ben presto! Era un bene! A dirvi la verità a me bastava tutto questo, la mia vita era perfettamente felice e la mia sola ambizione era quella di apparire almeno una volta alla televisione, sapete come siamo noi ragazzi. Per questo accettai i suggerimenti del maestro Ravazzin ed ebbi l'approvazione dei miei genitori per partecipare al concorso di Castrocaro."
Sospendiamo per un momento questo dolcissimo racconto di Gigliola per inserire qualche altra notizia biografica. Nell'estate del 1963 Gigliola fece un'audizione alla RAI di Venezia per partecipare alla selezione preventiva dell'équipe veneta della trasmissione televisiva Gran Premio. Tra i membri della commissione, il baritono Gino Becchi ebbe modo di dire ai genitori di Gigliola "Questa ragazza mi piace perché ha una voce bene impostata nelle note basse e nelle medie: in quelle alte non deve forzare, ma abituarsi a cantare come parla". Un suggerimento davvero prezioso!
In Agosto la RAI la invita a presentarsi a Milano per la prova finale…ma gli avvisi rimasero sotto la porta di casa, perché Gigliola era in vacanza con i genitori. Il maestro Ravazzin riesce a contattarla alle 14 del giorno stabilito e partono in quattro con la seicento del padre (detta la "Filippa") che non supera i novanta chilometri all'ora. La giuria aveva già smobilitato…ma Gigliola riesce a fare il suo esame... dopo il trionfo di Castrocaro non parteciperà più a Gran Premio e ringrazierà pubblicamente quei signori della giuria che avevano acconsentito a farle fare l'esame fuori tempo. Gigliola dice di aver avuto l'approvazione dei genitori a partecipare a Castrocaro, ma più volte si è detto che papà Cinquetti ha voluto fortemente questa partecipazione. Papà Luigi diventa subito un "personaggio" accanto alla figlia che ha cercato di imporre nel mondo dello spettacolo fin da piccola... Gigliola ha sempre ricordato un'altra audizione in RAI, quando per apparire meno giovane, si mise i tacchi a spillo... .ma fu bocciata perché qualcuno della commissione notò "i suoi denti larghi"!!!
Ritorniamo, dunque, a Castrocaro, al "concorso di voci nuove" che il patron Gianni Ravera ha "inventato" e che sta diventando un trampolino di lancio per i giovani cantanti. I due vincitori andranno a Sanremo! Castrocaro ha già rivelato cantanti come Carmen Villani e l'anno precedente aveva lanciato Eugenia Foligatti che al Festival di Sanremo aveva poi conquistato un terzo posto... per non parlare di una certa Iva Zanicchi, presente tra i finalisti. Gigliola supera tutte le eliminatorie. Quattromila circa i concorrenti, 128 i selezionati, 10 i finalisti che domenica 22 settembre si contendono i due posti per il XIV Festival della Canzone Italiana di Sanremo.
Un altro debutto, quel 22 settembre, Pippo Baudo nelle vesti di presentatore della manifestazione musicale.
Riprendiamo, dunque, il racconto di Gigliola: "Feci allora conoscenza con Giorgio Gaber che fu il mio padrino in quella occasione…."Affido a te la mia canzone 'Le strade di notte'! Gigliola abbine cura, è nelle tue mani! O meglio nella tua gola!"... "Stai tranquillo, Giorgio! Farò del mio meglio"... .Io, perfetta sconosciuta, mi trovai di fronte tutti i grossi calibri del mondo della canzone (oltre a Gaber, Tony Renis, la grande Petula Clark e la sofisticata cantante francese Françoise Hardy con cui Gigliola viene subito accostata, per il suo stile nell' interpretare i due delicatissimi pezzi scelti "Le strade di notte", appunto, e "Sull'acqua").
Il solito timor panico mi tagliò le gambe prima di andare in scena, ma una volta uscita mi rinfrancai, vedendo Giorgio Gaber che mi sorrideva fiducioso. Certo non avrei mai immaginato di vincere! Fu questa la mia prima vittoria e la condivisi con Bruno Filippini, un simpaticissimo ragazzo con il quale mi divertii molto in quel periodo. Prendemmo parte insieme a gare di bicicletta e ci esibimmo, senza molto onore in verità, sui pattini a rotelle. E sempre insieme, comparimmo per la prima volta alla televisione con Mihe Bongiorno nella trasmissione "La Fiera dei sogni".
In effetti tutti quei macchinari freddi e inerti m'incutevano un po' di soggezione. Mi facevano sentire sola e indifesa, in mezzo a strani mostri dalle lunghe braccia. "Penso alle cose perdute" fu il primo disco che incisi. E' un motivo che mi piace particolarmente, perché rispecchia perfettamente un lato del mio carattere: mi dispiace infatti che il tempo fugga e gli avvenimenti si susseguano a un ritmo così veloce! Quando cammino per le strade della mia città e rivedo i luoghi della mia infanzia, dico la verità, mi piacerebbe ritornare ai miei giochi di bambina, ai primi anni di scuola, alle prime amicizie….del resto tutte le canzoni che hanno affidato alla mia interpretazione mi calzano a pennello. A pensarci bene, forse è proprio questa la ragione della mia fortuna: quando le canto, mi sento così profondamente viva e sincera! Odio ogni falsità e non mi sentirei perciò d'interpretare oggi una canzone non adatta a me. Mi piacque molto anche la seconda canzone che incisi "Quando vedo che tutti si amano". Mi dava un senso di dolce tristezza che senz'altro giovava alla mia interpretazione.
Il lavoro mi metteva un appetito! Ricordo ancora le scorpacciate di pastasciutta che feci con Mike Bongiorno e Filippini…sembravamo tre affamati. Fu per me il periodo televisivo! Infatti fui invitata allora anche alla televisione spagnola, dove presi parte ad un importante show. Si avvicinò così l'avvenimento più importante della mia vita: Sanremo!
E qui interrompiamo ancora il racconto della nostra Gigliola, per ricordare questo magico Sanremo. E' il capolavoro di Gianni Ravera, il Festival che passerà alla storia della nostra canzone perché rappresenterà il culmine, mai più raggiunto, di questa manifestazione. Per la prima volta gli interpreti italiani vengono abbinati a quelli stranieri e così calcheranno le scene del Casino personaggi come Paul Anka, Gene Pitney, Frankie Avalon, Los Hermanos Rigual, il mitico Frankie Laine, Peggy March, Ben E. King... e una certa Patricia Carli, francese, che viene accoppiata alla nostra Gigliola nell'interpretazione di "Non ho l'età (per amarti)", firmata da Panzeri-Nisa, ma in realtà scritta da Gene Colonnello.
Quando Gigliola esordisce al Festival, il 30 gennaio, Vincenzo Buonassisi scrive"La settima canzone in gara era un motivo molto amabile di Panzeri e Nisa, felice anche nel tema e nelle parole: 'Non ho l'età per amarti', eseguito con dolcezza da Gigliola Cinquetti". L'Italia tutta si innamora di quella sedicenne così per bene e le attribuisce un inatteso trionfo…la sua partner, quando sa della vittoria crolla a terra svenuta, Gigliola no. E' pronta a reinterpretare la canzone davanti alle telecamere e a dispensare sorrisi ai fotografi. "Ho vinto anch'io - dichiarerà la Carli,- ma il merito è tutto di Gigliola".
"Una diva che arrossisce. Forse i tempi cambiano. In meglio." è il commento di Gigi Vesigna su Bolero. Dal canto suo la grande Mina, presente in platea in compagnia di Corrado Pani, aveva pronosticato: "Voi magari penserete tutti a Modugno, a Paul Anka o agli altri grandi, ma state attenti alla Cinquetti: al pubblico piace più lei".
E'anche la professionalità di questa sedicenne che colpisce tutti. "Dicono che abbiamo vinto"- le dice il maestro Monaldi - "Mike ti sta cercando. Allora è vero. Bongiorno è un grande professionista"... la sua partner, quando sa della vittoria crolla a terra svenuta, Gigliola no. Viene letteralmente portata sul palcoscenico a reinterpretare la sua canzone davanti alle telecamere bombardata dai flash dei fotografi e sommersa dagli applausi e dal calore del pubblico…e lei è pronta a sorridere. "Ho vinto anch'io - dichiarerà la Carli,- ma il merito è tutto di Gigliola."
Le polemiche però non potevano mancare, soprattutto per la mancata vittoria di Bobby Solo con la sua "Una lacrima sul viso". Il cantante viene escluso dalla finalissima a causa di una laringite che gli impedisce di eseguire la canzone dal vivo (alcuni sostengono in realtà che si tratti solo della paura di affrontare il palcoscenico). Il capo ufficio stampa della sua casa discografica aveva chiesto e ottenuto un'esibizione in playback ma questo aveva irrimediabilmente escluso la canzone dalla finale, pur decretandone poi il successo discografico.
Ma leggiamo come Gigliola ricorda quei momenti:
"Conobbi in tale occasione molti cantanti stranieri, avvicinai Mina che ebbe subito fiducia in me e sostenne la mia possibilità di vincere contro il mio stesso parere. Ricordo i momenti d'emozione dietro le quinte. Antonio Prieto non ricordava più le parole della sua canzone, Frankie Avalon con Paul Anka e Rydell, al colmo del nervosismo, inscenarono una vera sarabanda nel sottoscala. Io avevo un tremito convulso ai lati della bocca. La mia paura era che in un primo piano televisivo tutti se ne accorgessero. Alla fine arrivò il mio turno e una calma completa m'invase. Ma quando rientrai tra le quinte non riuscii a trattenere le lacrime. Quando mi annunciarono la vittoria per poco non svenni. Patricia Carli fu tanto sorpresa quando le dissero che avevamo vinto che ruppe il registratore con il quale stava giocherellando nell'aspettativa del risultato. Mi girava la testa, ma non persi la calma. Mentre Patricia Carli piangeva commossa, io mi sentii trasportare da una gioia irrefrenabile, sprizzavo gioia da tutti i pori. Dopo Sanremo cominciò per me una girandola di impegni. Feci il mio primo volo e il comandante, sapendolo, volle festeggiare l'avvenimento. Fu un volo tranquillo e non ebbi mai un momento di paura. Posso dire anche che fu molto divertente! Giunta a Parigi cantai all'Olympia (insieme a Jacques Brel) e me ne andai in giro per la città che avevo sempre sognato, alla ricerca di pittori ed ebbi modo di conoscere alcuni importati personaggi della televisione francese (Silvie Vartan, il presentatore Albert Resnais…).
Incominciai a pagare il prezzo del successo…due panini mangiati in fretta e furia invece dei soliti buoni pranzetti della mamma! A volte la notorietà è soffocante, ma in certi casi commovente, la calda simpatia del pubblico mi rende felice. Ebbi il piacere, in quel periodo, di cantare a fianco di Mina e della Vanoni, in una trasmissione televisiva. Benché così diverse da me, ammiro molto queste due cantanti!
E venne così il gran giorno di Copenaghen!
Il 21 marzo scorso ebbi la gioia di portare per la prima volta alla vittoria i colori italiani nel Gran Premio Europeo, e vi assicuro che è stata una dura lotta, senza esclusione di colpi. Infatti a due ore solamente dall'inizio della trasmissione ci capitò un bel guaio ("Non ho l'età" aveva la durata di 3 minuti e 19 secondi e rischiava l'eliminazione perché il regolamento diceva che le canzoni avrebbero dovuto avere la durata di 3 minuti)... ma Monaldi fece miracoli! Riuscì a tagliare quei 19 secondi di troppo e, bene o male, si arrivò alla sera, sfiniti per le prove continue. Ma sapete che preoccupazione! Prima di entrare in scena l'emozione era tale che mandai in frantumi un bicchiere! Per fortuna mi rinfrancai e la mia canzone giunse in porto felicemente. La serata fu molto emozionante anche perché, ad un tratto, si fece avanti sul palcoscenico un dimostrante (politico pare) con un gran cartello…ma fu presto allontanato dalle guardie danesi. La cosa creò un certo trambusto, ma tutto è bene quel che finisce bene…e per me finì proprio benissimo!
Dopo la vittoria di Copenaghen i miei impegni aumentarono sensibilmente. Ritornata a Parigi per lavoro, fui invitata da Chevalier a cantare una canzone insieme a lui: "L'italiano".
(Il duetto con Maurice Chevalier rimane nella memoria per il clamore che suscitò. Il grande chansonnier aveva cantato una sola volta con un'altra donna, Mistinguett, e Gigliola ricorderà spesso questo incontro. Ancora il suo francese non era perfezionato e non poche erano le difficoltà di dialogo... ma suo padre, Luigi, non sì preoccupò più di tanto e, con grande familiarità, instaurò un dialogo con Chevalier... parlando addirittura in veneto! Ma c'è un altro incontro "storico" di Gigliola in questo periodo. In Inghilterra incontra i Rolling Stones, allora agli esordi, e lei già stella internazionale... non ne avrà un bel ricordo!!)
A Parigi ebbi modo di far visita anche al noto pittore Lorjou, che mi fece il ritratto, ed io naturalmente da buona allieva del Liceo Artistico, lo feci a Lui….e il bello è che gli piacque! Gli parlai dei miei studi, e mi piacque molto scoprire che i nostri gusti in fatto d'arte collimavano: la scultura graca, l'arte etrusca, Giotto furono i nostri argomenti preferiti. Purtroppo la nostra conversazione fu limitata per il fatto che io non conosco altre lingue se non l'italiano e il…..veronese! Dovrò provvedere a colmare questa lacuna poiché anche quando sono andata a Londra mi sono trovata a disagio. L'unica frase che ho capito è stata questa: "Oh, Gigliola Cinquetti!".
A proposito d'Inghilterra, anch'io non ho resistito alla tentazione di vedere da vicino le famose guardie che non battono ciglio... E' proprio vero! Sembra che il mondo intorno a loro non esista! Se vi capita di andare a Londra, sappiate che, contrariamente a quanto si crede, ci sono degli enormi gelati... che sono una meraviglia! Vi sarete accorti che sono un po' golosa, eh? A me piacciono i gelati di fragola e di caffè e la torta di mele che fa mia madre. Ecco, non ho molto tempo per starmene in pace a chiacchierare! Mi fotografano in tutte le maniere, mi fanno fare da indossatrice, da fotomodella…hanno perfino dato il mio nome ad una bambola! Recentemente ho ricevuto in dono la riproduzione in argento della scheda d'iscrizione da me inviata all'organizzazione Gianni Ravera per il concorso di Castrocaro (porta la data del 13 Aprile 1963) che è stata per me l'inizio di una nuova vita. Nella stessa occasione la mia casa discografica mi ha consegnato un disco di platino per i due milioni di dischi della canzone "Non ho l'età" che si sono venduti in tutto il mondo. Questa canzone è stata al primo posto nelle vendite in Francia, Svizzera, Belgio, Danimarca,Spagna, Messico. Al secondo posto in Argentina ed a Hong Kong e al terzo posto in Germania e Inghilterra. " ("Non ho l'età" infatti era stata tradotta in diverse lingue, sempre interpretata da Gigliola ad eccezione di poche versioni "esotiche" Diventerà, insieme a "Volare", la canzone italiana più conosciuta e più venduta nel mondo tirando ben 5 milioni di copie).
Mi hanno anche offerto di fare la parte di protagonista in un film intitolato "Non ho l'età", ma ho rifiutato perché non mi sento ancora pronta per affrontare lo schermo e poi mi piacerebbe magari fare una particina piccola ma in un film importante, diretta da un buon regista.
La mia vita ora è intensissima. A volte devo fare autografi e firmare dischi per un intero pomeriggio. Non ho più orari, devo trascurare gli studi. La mamma e il papà, per starmi vicino hanno sconvolto tutti i loro programmi. Intorno a me sono tutti mobilitati per evadere la mia corrispondenza. Immaginate che sono millecinquecento lettere al giorno per me che ricevevo sì e no una cartolina al mese! Ora sono, come si suol dire, sulla cresta dell'onda, ma so che tutto questo finirà un giorno e ciò non mi spaventa. La mia maggiore ambizione rimane sempre quella di sposarmi e di avere tanti bambini."
Qui si chiudono i ricordi di Gigliola…e riprendiamo noi, allora.
Dopo Sanremo arriva un nuovo disco e scegliere i pezzi non è facile. Il clamore del nuovo personaggio che prepotentemente si è imposto ad un pubblico mondiale, la ragazzina all'"acqua e sapone", non accenna a placarsi e così occorre andare cauti. Viene pubblicato il 45 giri "Il primo bacio che darò/Non è niente lasciami stare" che subito conquista i primi posti della hit parade, mentre ancora è presente "Non ho l'età", e poi arrivano anche "Quando passo il ponte conte", versione italiana di una delicata canzone di Brassens, e "Prima o poi…telefonerai".
E' necessario creare un repertorio e le incisioni proseguono con "Caro come te/Barbablù". Quasi tutti questi brani verranno tradotti in diverse lingue mietendo successi anche all'estero.
Gigliola in estate partecipa da protagonista per ben 8 settimane al varietà "Johnny 7", condotto da Jonny Dorelli. Con lei ci sono un'esordiente Paola Pitagora e la simpaticissima Anna Maestri. Gigliola, introdotta da una sigla che è anche una sua nuova canzone "Tutte meno una", ripropone tutti i brani da Lei incisi fino ad allora, sia quelli proposti sotto forma di 45 giri, sia quelli inseriti nel suo primo LP dal titolo "Gigliola Cinquetti". Stranamente Gigliola non incide "Le strade di notte" con la quale ha vinto Castrocaro, ma solo il secondo motivo presentato al Festival del suo debutto "Sull'acqua", che apparirà anche in versione francese col titolo "Reste la".
Dopo la partecipazione a "Johnny 7" seguono altri 45 giri , un omaggio a Verona con due deliziosi brani "Sui scalini dell'Arena/Se a Verona ghe fusse il mar" e poi "Le mie poesie preferite", in cui Gigliola si rivela anche fine dicitrice di poesie.
E la scuola? E' chiaro che la vita della giovanissima diva è stata messa a soqquadro, ma nonostante le assenze, è riuscita a studiare ugualmente e non abbandona gli studi. Alla fine dell'anno scolastico viene rimandata in Storia dell'Arte, ma a settembre riparerà brillantemente e ad ottobre ritorna in aula con le sue compagne a frequentare il quarto corso del Liceo Artistico "Accademia Cignaroli" a Verona. Le sue compagne non stanno nella pelle ad avere insieme a loro la diva di cui tutti parlano ma che in realtà è rimasta la ragazza semplice che era prima del suo trionfo a Sanremo e poi a Copenaghen.
Gigliola dovrà sacrificarsi non poco se vorrà diplomarsi in disegno, perché i suoi impegni, ormai, sono tantissimi. Il 13 ottobre è ancora a Parigi per partecipare a una trasmissione televisiva e a fine mese è , per due settimane, protagonista all'Olympia di Parigi. In Italia, invece, è attesa la sua partecipazione all'edizione 1964 di Canzonissima che quell'anno si intitola "Napoli contro tutti". Affidato alla conduzione di Nino Taranto, il programma rappresenta la sfida partenopea a tutte le canzoni del mondo. Gigliola sarà l'unica cantante a portare in finale ben due canzoni, consacrando il successo di "Non ho l'età", seconda, e classificandosi quarta con "Anema e core", prima sua incisione di un brano napoletano. "Napoli contro tutti" la ripaga della sua mancata partecipazione al festival di Napoli, dove avrebbe dovuto interpretare la splendida canzone vincente di Modugno "Tu si 'na cosa grande", poi assegnata a Ornella Vanoni. Modugno, subito dopo la vittoria di Gigliola a Sanremo, si era schierato con i suoi detrattori definendo il suo trionfo "una buffonata". Cambierà idea da lì a un paio d'anni.

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